Un jour le courage frappe à la porte de la peur et demande :" Qui est la?". La peur repond :" La peur!". Le courage entre et il n y a personne!
![]()
Nome: AzzikKlaudia Intalliasi
ballo "la valse des monstres" su azzikklaudia.splinder.com
e narro storie oscure su darkhaze.splinder.com
Sono un'azzikkata sicuramente fuori dal comune! ;). Studio inglese e francese a Napoli.
Amo: la gente che mi ama, la mia musica (Freddie Mercury, Queen, Radiohead, Sigur Ròs, the National, U2, Mike Patton, Mr Bungle, the Cure, Yann Tiersen, Jeff Buckley, Bjork, Perfect Cyrcle, Tool, Antony and the Johnsons, Blind Melon, jethro Tull, the Killers, the Raconteurs e tanto altro...), i poeti (Tagore, Prévert, Hikmet, Cummings, Salinas, Baudelaire, Auden, Jimènez, Walcott, Wilde...), gli autori (Banana Yoshimoto, Hanif Kureishi, Luis Sepulveda, Agota Kristof, Antoine de Saint-Exupery, Italo Calvino, Shakespeare, Assia Djebar, Natalie Sarraute, Tahar Ben Jelloun, Marguerite Duras, Robyn Norwood, Niccolò Ammaniti, Paulo Coelho...), i film (l'attimo fuggente, big fish, matrix, ferro3, sin city, american pop, una tomba per le lucciole, la principessa mononoke, lanterne rosse, ogni cosa è illuminata, il velo dipinto, le vite degli altri, il cielo sopra berlino, vanilla sky, monsieur ibrahim e i fiori del corano, il matrimonio del mio migliore amico, il posto delle fragole, il favoloso mondo di amelie, il signore degli anelli, quo vadis baby, mare dentro, berry lyndon, arancia meccanica, profondo rosso, le fate ignoranti, la finestra di fronte, city of god e tanti altri...), i manga (Videogirl Ai, I's-Katsura; Berserk-Mjura), i fumetti (300-Miller, rat man-Ortolani, Pazienza, P.Cossi, C.Thompson), i gatti (i miei si chiamano Becky e Tano), la cioccolata (soprattutto quella fondente, in tutte le sue forme!), lo sport (soprattutto il basket, la pallavolo e la kick boxing), la lingua inglese, la falce e il martello, l'odore di benzina e di vernice, il mare, cantare, viaggiare, credere che il mondo si possa cambiare... almeno un pò!
Odio: me stessa molto spesso, veder soffrire le persone che amo, le mie insicurezze, essere al centro dell'attenzione, parlare al microfono, il mio tipico mal di stomaco da ansia, la cistite, la musica cattiva, la gente che giudica, che si crede migliore e che dice bugie, la violenza gratuita, l'assenza di rispetto, i cibi che a vederli sono buoni e a mangiarli fanno schifo, tenere le cose più inutili x anni sotto il naso e perderle giusto quella volta ke ti servono, la colla dei cerotti, la gente che spegne la sigaretta nel piatto sporco bruciando gli avanzi che quindi emanano un fetore indescrivibile... e poi odio tante altre cose tra cui inkaxxarmi! ;p
myspace.com/azzikklaudia
amabilepensiero in ancora allo specchio...
BillyBragg in ancora allo specchio...
alisia
amici di greta
amoreepsiche
annina
ataru
billybragg
calexicosands
carlo
carlo's photos
controviolenza
d3javu
daniele martinelli
dark haze
darkangel 83
doppifini
fakempire
Fall3nAnG3L
Foggy13Stardust
freeiraq
frida87
il mio myspace
ilcuginogionn
ipnotreno
irpinia.splinder.com
irpinianews
jaguara
kickboxing avellino
levante
littledreamer
livi(d)o
lo zibaldone
massimiliano
matite di sale
mercuriana
myspace di azzikklaudia
nimesse
noeyalin
noiamiciditonino
nonhosemplicita
offlaga disco pax
piero ricca
prc avellino
pv
renaissance of journey
riccardo bellani
samsara
skarbie
sognidireminiscenze
sopHie
splinder
stefano
stracult
tarallottanta
tisbe
tomobiki
unfair
www.invideoveritas.tk
www.repubblica.it
zia lidia social club
oggi
giugno 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
visitato *loading* volte
moon and moon - bat for lashes
È come se la mia vita si fosse fermata un po’ di tempo fa.
Vado avanti, succedono cose, ma non è lo stesso… non è mai lo stesso.
Forse la vecchia me ha lasciato spazio ad un nuovo essere poco definito.
Venticinque anni non sono molti per accumulare Esperienza, eppure mi sembra di essere passata attraverso secoli ed ere che mi hanno stritolato.
La mia esistenza è un insieme di pezzi scanditi da alcuni eventi più importanti di altri, quasi sempre negativi.
Oggi vivo in una specie di blocco temporale: un vuoto di memoria del presente.
Più si autodefinisce la mia nuova forma (mai statica, mai due giorni uguale a sé stessa) e più mi sembra di sentirmi insoddisfatta, in crisi con le tante me possibili.
Dove finisce la realtà? Dove inizia l’illusione di una sfocata e inafferrabile immagine?
I forse e i se si moltiplicano e pesano come un fardello di sensi di colpa inutili.
In questi anni di certo sono cambiata ma le paure e le domande restano immutate.
Allora forse dovrei smetterla di scavare e trovare soddisfazione nelle piccole cose materiali che la vita mi offre, accontentarmi e accettare ciò che viene, camuffarmi nella folla, far tacere la mia voce interiore, reprimere i rigurgiti di rancore o al massimo ingoiarli, dare meno importanza al mistero e lasciare passivamente che esso mi avvolga come una coperta. Magari uscire con un tizio che mi porti a cena, che mi annoi e mi faccia sentire carina, cercare affetto in una scopata occasionale, sentirmi usata senza ammetterlo, farmi del male per perdonarmi, essere compassionevole per scaricarmi la coscienza e riscattarmi dai peccati, magari anche pregare santi e divinità pagane e, soprattutto, evitare di soffermarmi a pensare, mettere da parte i dubbi, inscatolare e archiviare meccanicamente, scivolare silenziosamente...
No, mi sentirei presa in giro dal lato più stupido e mistificatore del mio istinto, lo odierei. Preferisco chiudermi in un guscio fatto di sogni irrealizzati e cercare, non ha importanza per quanto tempo ancora, un fottuto specchio che non sia deformante! Se raggiungerò quella superficie riflettente, liquida e persa nello spazio, se riuscirò a toccarla, non troverò solo la mia sagoma, i miei occhi che guardano cosa nascondono i miei occhi, il mio corpo nudo come appena nato con i suoi nei e le smagliature, le rughe di espressione e i segni del tempo, ma anche tutto ciò che è fuori da me e che mi circonda, tutto quello che sta dietro le mie spalle e mi precede, ciò che mi tormenta e che continuo a ricordare, dimenticare, ricercare, rifiutare, le cose di cui mi sono ubriacata, dentro cui mi sono tuffata e sono annegata… certe volte anche morta.
Trovarle, avere il coraggio di affrontarle senza chiudere gli occhi, senza mai esitare, vorrà dire sconfiggerle.
Allora potrò anche rompere il vetro, dopo essermene servita, e vedere cosa c’è, oltre…
Oltre lo specchio che incornicia noi e il passato, oltre la bramosia di conoscenza del sè, oltre la sfida contro Dio per l'immortalità. Mi chiedo, e non sono la prima nè sarò l'ultima a farlo: "di quale divinità siamo noi uno specchio infranto?". Forse più che frantumi siamo angeli caduti, rifiutati da un paradiso artificiale e soprattutto da noi stessi...
know your place - halston
Per riprendere il discorso da Paulo Coelho e tornare a me…
Il guerriero della luce non passa il suo tempo cercando di interpretare il ruolo che altri gli hanno assegnato. Lui è semplicemente sé stesso, ha paura di sbagliare ma sbaglia comunque, con dignità e senza perpetrare nell’errore.
Un guerriero della luce non sa di esserlo, lo è e basta.
Io so di non esserlo… e non lo sono.
Continuo a recitare parti che le circostanze mi affidano: la parte della figlia irresponsabile, in modo tale da far concentrare su di me le attenzioni che dovrebbero cadere su cose più preoccupanti, la parte di moglie con mio padre, la parte di madre nei confronti della mia stessa madre, la parte di quella felice anche quando è triste. La parte di tutto ciò che la gente si aspetta da me… io recito!
Recito da brava amica, da amante, da fantasma silenzioso, se voglio rendermi invisibile (o se gli altri guardano attraverso me) o da egocentrica compagna di macchiette, se la situazione e la compagnia me lo permettono.
Ma alla fine chi sono?
Assumere responsabilità mi aiuta a sentirmi meno inutile, non importa se la naturale conseguenza è quella di sentirmi sempre meno me stessa, poiché dimentico il mio nome (quando la gente mi chiama per nome sobbalzo e mi chiedo “ chi, io??”), il mio stato d’animo (certe volte alla domanda “come stai?” non so davvero se rispondere “benissimo” o “terribilmente a terra!”). E poi essere centomila è sempre più comodo che essere uno, perché quel uno spesso sta stretto come una condanna. E’ rischioso ascoltare il proprio vero io, è pericoloso cristallizzarsi in un’unica parte da recitare. Io seguo il copione della mia vita con dignità e consapevolezza… qualche volta, però, anche con passività, perché provo a parlare, a muovermi, ma mi blocco, resto ferma: recito involontariamente la parte della morta, mentre dentro di me tutto è in subbuglio. Penso a come agire e passa l’attimo per farlo. E quando passa quell’attimo ogni parola e ogni gesto non ha senso.
Ma il mio recitare mi avvicina a me stessa in momenti di pura improvvisazione. E’ questo che fa di un attore un professionista, non ho quella freddezza matematica di chi fa bene il suo mestiere, meccanicamente.
In più non ho il diritto di togliermi queste maschere concentriche: se ne cadesse anche solo una si porterebbe dietro tutte le altre, effetto domino. E a quel punto avrei paura di non essere più nessuno. Sono sciolta, disinvolta, tanto da essere spontanea, SINCERA… paradosso!
Io, fingendo, sono sempre me stessa e le maschere che indosso sono pezzi del mio volto, le parti sono “parte” di me. Quel che fingo di essere diventa/è inevitabilmente ciò che sono, in profondità. Allora forse questa non è tutta una messa in scena! Forse è la realtà!
Io torno alla mia fonte, alla mia origine, riscopro ciò che sono e accetto ciò che non sono.
Il noumeno, il fulcro del sistema, l’incognita, l’aspirazione, il mistero… tutto e il contrario di tutto, sono io. Sulla terra e nello stesso frangente persa nell’Iperuranio. Sono un pezzo di divinità, attore e spettatore, sono un rito, un’unità di misura di me stessa. Un asso nella manica che risulta essere una fregatura.
io e te nella merda fino al collo - atterraggio alieno
Mi preparo per il sabato sera.
Mi aspetta la birretta servitami da Roberta (quasi sempre chimay blu), l’insiria del Morzone (a meno che non mi dia l’ennesima sola), il vaffanculo di Fonzo (manifestazione di profondo affetto che sta bene sempre e dovunque), il “pepepe” di Nicola (il suo sfottò), l’interrogazione in materie musicali di Eddy (sperando di meritarmi la sufficienza in epic metal e in air guitar!), Gianpiero e le sue novità myspaceiane, Antonino e i suoi thin lizzy ... E poi mi aspetta la scelta fra due locali e quindi fra due band da ascoltare, per proseguire la serata.
Ieri Pierpaolo mi ha portato in giro per festeggiare la sua macchina nuova. Abbiamo parlato di ciò che significa restare qui, in una città da cui scappano tutti. Per me, che fino a poco tempo fa tornare a vivere con i miei significava "bisogno di aiuto" e in parte anche "sconfitta universitaria", oggi stare ad Avellino non significa non avere alternativa, non vuol dire essere in trappola e non avere un futuro: significa stare nell’unico posto dove ora voglio stare, in attesa di nuovi sviluppi e nuove missioni, perchè si sa che nessuna decisione può essere eterna.
Ho ritrovato il mio posto nel luogo più inatteso, come se fosse esotico ed originale rispetto a tutte le tendenze. Io sto qui per scelta, altrimenti non avrei resistito e avrei trovato il coraggio e il modo di fuggire (come ho già fatto in passato, in circostanze diverse). Sento che se fossi altrove non sarei migliore, che non ho bisogno di uscire dal guscio per dimostrare a qualcuno o a me stessa chi sono davvero. Sento che non riuscirei a tornare a Napoli ora che mi sono disabituata ai suoi ritmi, so che in un’altra città dove non conosco nessuno mi sentirei sola.
Una cosa penso potrà separarmi da questo posto: la difficoltà di trovare un lavoro, perché una cosa è certa: non ho spinte politiche… e ne vado fiera! Ma non ho fretta di sapere se, quando e perchè dovrò andarmene da quì. Penso all'oggi.
Non è stato facile (e non lo è ancora) riadattarsi alle imposizioni come la ritirata e alla perdita dei propri spazi, della privacy… ma qui sono circondata di persone che mi vogliono bene ed è questo “piccolo dettaglio” a fare di questa città il mio posto.
Quindi mi preparo ed esco, affronto la mia vita giorno dopo giorno a mani aperte, e resto qui, ma senza fermarmi, sempre in movimento, sempre in cerca di qualcosa che non so e che non va cercato troppo lontano, perché non c’è posto più bello della propria casa, con tutti i difetti che può avere, dal traffico alla maleducazione di chi vi ci abita, dalla diaspora ai problemi ambientali, tutte cose che sommate la rendono solo in superficie una delle città più invivibili d’Italia.
Io la vedo diversamente.
Home is where the heart is.
Vento nei capelli e gli occhi al sole
E richiami vigili nel cuore
Affidavo all’aria i miei pensieri
E le parole, le parole tue mi mancano
Le parole urlate
Poi dall’eco ripetute
Cantano
Morirò d’amore, morirò per te
Il tuo sorriso l’allegria quanto mi mancano
Le parole sussurrate, zitte, poi gridate
Le parole tue per me
Morirò d’amore, morirò per te
Senti il vento contro le ringhiere
Con te vicino passo le mie sere
E le parole, le parole tue mi sfiorano
Quelle parole che sai dirmi quando me ne voglio andare
Vincono
Morirò d’amore, morirò per te
Socchiudo gli occhi e le tue mani mi accarezzano
Quelle parole urlate poi dall’eco rimandate
Che dal cielo cantano
Morirò d’amore, morirò per te
http://it.youtube.com/watch?v=p08wF3bk-Tc
Tanz Bambolina - Alberto Camerini
Per tradizione alla conclusione di un anno ne faccio sempre un bilancio, seppure approssimativo.
Stavolta ho avuto davvero fretta di lasciarmi il 2008 alle spalle, al più presto. Non vedevo l’ora di assistere allo scoccare della mezzanotte del primo giorno del nuovo anno e, non lo nego, quando è arrivato quell’istante i miei occhi si sono riempiti di lacrime, ho pensato “sono fortunata…”. Ho abbracciato mia madre (“è ancora qui fra le mie braccia!” ho pensato). Poi i fuochi di artificio mi hanno distratta da pensieri bui. Inizia un nuovo anno, ricco di speranze più che mai.
L’anno appena concluso per me è stato di grande crescita, mi ha messo alla prova in maniera dura, spietata, e forse proprio per questo ho imparato tanto. Affronto la vita con uno spirito diverso, forse un po’ più cinico, ma senza mai abbandonare il mio modo poetico di vedere le cose. Forse mi rapporto agli altri in maniera più matura, ma alla fine non so se ne sono davvero consapevole.
I primi giorni del 2008 erano rassegnati e confusi: ero già stanca psicologicamente dall’anno precedente, disastroso dal punto di vista sentimentale.
Da febbraio a fine maggio una nuova lotta, crudele ma vittoriosa, e poi il recupero. Un viaggetto a Firenze per riprendere contatto con la realtà, un flirt dalle sfumature “dark” che ha risvegliato i miei sensi. Poi l’estate è passata velocemente ricaricando le forze, studiando inutilmente letteratura italiana e credendo in un fragile barlume di speranza per la mia storia d’amore malandata, per l’ultima volta. Quindi sono andata a Milano per l’ennesimo tentativo ma l’amore si era trasformato in un’arma tagliente la cui minaccia non dava tregua: troppo grande il rancore, troppa la paura, poca la fiducia. Il viaggio continua a Venezia-Ferrara-Firenze-Orvieto-SanGimignano in quattro giorni con mia sorella e la sua cricca. Da settembre ho ricominciato a respirare e a vivere. Mi sono dedicata ai miei amici e alla riscoperta della mia terra e delle mie radici, riavvicinandomi alla mia città, passo fondamentale nella storia di ogni uomo degno di chiamarsi tale. Ricostruisco me stessa e ricomincio a sorridere, il mio viso dimentica le smorfie di dolore e i miei occhi perdono quell’ombra spenta per tornare a brillare di luce propria. Il venticinquesimo compleanno è stato incorniciato da una grande festa da Tony, perfetta! E per concludere ho passato un capodanno allegro (e un po’ scivoloso).
Vado avanti, un anno in più è solo uno stato mentale e stavolta non mi spaventa.
Viaggio come un guerriero alla ricerca della sua luce e della sua Leggenda Personale, come dice Paulo Coelho:
“Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori dal comune. Può ballare per strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un’idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose. Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l’avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate. Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che gli altri hanno scelto per lui.
I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo. Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente. Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini e a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo. Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato.
Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno.”
Un guerriero della luce non sa di esserlo!


I was born to love no one
No one to love me
Only the wind in the long green grass
The frost in a broken tree.
I was made to love magic
All its wonder to know
But you all lost that magic
Many many years ago.
I was born to use my eyes
Dream with the sun and the skies
To float away in a lifelong song
In the mist where melody flies.
I was made to love magic...
I was born to sail away
Into a land of forever
Not to be tied to an old stone grave
In your land of never.
I was made to love magic...

after glow of your love - the small faces
Ho deciso cosa chiederò a Babbo Natale:
UN UOMO.
Non quello di cui innamorarsi, non quello per la vita, ma uno con cui passare momenti spensierati e allegri, che ti faccia scoprire come si sta bene in determinate situazioni, perché il bello sta tutto nello scoprirlo!
Un uomo che se lo chiami per un tè non pensi che te lo vuoi… si quello!
Uno che però se glielo fai capire non si fa scappare l’occasione!
Una persona che non sia pesante, che non si perda in congetture, in “masturbazioni mentali”… ma che non sia nemmeno immaturo e superficiale.
Uno che sappia vedere a fondo, scostando il velo delle apparenze.
Uno che non sia attratto dalle stronze e basta, ma da ciò che sta dietro le stronze… uno che si faccia delle domande, che non si creda l’unico uomo sulla terra ma nemmeno l’ultimo.
Uno che non stia a guardare quanti chili pesi, ma che sappia comunque apprezzare i dettagli di un trucco, di un vestito.
Chiedo troppo? Ma se ne volevo uno comune me lo trovavo, non lo chiedevo mica a Babbo Natale???!!!
Dietro questa richiesta c’è una piccola riflessione: non tutti possono darci tutto ma ognuno può darci qualcosa. Fra le persone che mi circondano alcune possono darmi l’amicizia sincera, altri, in più, l’amicizia esclusiva, quella speciale, altri ancora le notti spericolate, e altri le notti passionali. Alcuni le chiacchiere, a parlare di “amici miei” (si, sempre i soliti 3 film!), altri l’ascolto di musica rock in macchina fino all’alba. Altri le serate tranquille e pseudofilosofiche. Ci sono poi quelli perfetti per vedere film insieme davanti al camino, in tavernetta, e per lo studio in biblioteca. Altri ancora, a cui presto poca attenzione danno altri generi di cose, non sempre inutili quanto sembra.
Ma non esiste fra loro, nè fra altri, chi potrà darmi tutto questo, insieme.
Persone che mi danno queste cose le conosco già.
Cerco una persona, che poi non la cerco ma se la trovo sotto l’albero non mi lamento, che mi dia qualcosa di nuovo, che ancora non so.

stormy high - black mountain
… E il meglio di ciò che volevo esprimere ancora non l’ho espresso.
Se chiudo gli occhi mi immagino in tremila posti diversi. Sarà il mio solito ottimismo, la voglia di vivere, che mi fa guardare più lontano rispetto a questa situazione, che né mi dispiace troppo né mi esalta, insomma mi è quasi indifferente, mi ci abituo con apatia e assuefazione.
Ci sono ancora tanti sguardi da cogliere per intravedere in essi una breccia di infinito.
Ci sono ancora troppe cose da capire, c’è ancora troppo da crescere, troppa musica da ascoltare, troppo amore da condividere.
E c’è Roma, come l’ho vissuta lo scorso week-end girovago e folle. Mostra di Picasso con la dolcissima Sara, che ho incontrato sul pullman di andata e che mi ha anche ospitata la prima notte… concerto dei Cold War Kids, grandiosi, che si sono anche fermati a parlare con me, mi hanno offerto una birra e un’intervista coi fiocchi!
Il secondo giorno mi sono dedicata alla cappella sistina e i musei del vaticano, che non vedevo da una decina d’anni e che quindi avevo quasi del tutto dimenticato. Sicuramente li ho rivisti con occhi mooolto diversi, soprattutto dopo aver visionato “Zeitgeist”, il documentario che gira su google (e che in pratica inizia dicendo che Gesù non è mai esistito!). Quando ne esco, viva, divoro un paio di tramezzini, mi incontro con Rossella e ci tuffiamo sulla mostra di Basquiat. Non ancora stanca del tutto porto la mia prossima ospite al concerto degli Offlaga Disco Pax. Domenica è riposo, birra con degli amici conosciuti la sera prima e ritorno a casa. In settimana ho giusto il tempo per fare una partita di pallavolo nei “samba pa team” per poi prendere l’influenza (mi sorprendeva che l’avessi scampata!!!).
What's next?
hang me up to dry - cold war kids
Mi faccio spazio tra la folla di ricordi, quasi a gomitate ne esco fuori e provo a farmi forza.
Novembre, si sa, è un po’ triste, un po’ buio, ma soprattutto è riflessivo. Si pensa alle proprie esperienze e a ciò che non va, che vorremmo cambiare ma non cambieremo mai. A ciò che rifiutiamo, a ciò che accettiamo facendoci del male.
Ogni esperienza non è semplicemente ciò che è, ma è come la si vede, vive, percepisce, affronta. E’ relativa a ciò che ti insegna e per quanto possa essere negativa ti insegna qualcosa di buono. Anche imparare ad odiare può essere un ottimo insegnamento se dell’odio sai cosa fartene, se sai in quale scaffale porlo, quando tirarlo fuori e come sfruttarlo a tuo vantaggio. L’odio serve a conoscere l’odio, a sapere che esso esiste, ad avere dimestichezza con lui, ad imparare a sconfiggerlo o a dominarlo, anzi superarlo, senza reprimerlo: lasciandolo andare per il suo corso, per poi vivere meglio con se stessi e gli altri. L’odio non è un incubo, ma una realtà che non può e non deve essere nascosta, negata, sottovalutata, perché l’odio è pericoloso ed è un’arma a doppio taglio.
Prendiamo ciò che la vita ci offre a mani aperte senza rifiutare nulla a priori solo per paura di vivere. E senza smettere di guardare noi stessi, senza smettere di essere giudici delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Senza renderci ciechi per non guardare alle nostre brutture di esseri umani, imperfetti e volubili, fatti di acqua, sangue, gesti e pensieri.